Scritto da 7:40 pm Sesto San Giovanni, Cronaca, Top News

Omicidio di Hayati Aroyo: vendetta, droga e un video hot dietro il delitto?

Sesto San Giovanni (lunedì, 22 settembre 2025) — Dietro la morte di Hayati Aroyo, 62 anni, cittadino italo-turco trovato ucciso e bruciato lo scorso 23 luglio a Sesto San Giovanni, si nasconde un intreccio fatto di gelosia, droga, rapporti ambigui e vendette pianificate. Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile di Milano con il coordinamento della Procura di Monza, hanno portato al fermo di tre persone: Valentina Peroni, 36 anni di Busto Arsizio, il marito Emanuele Paganini, 38 anni, e il loro convivente, Elvis Simoni, albanese di 33 anni, già noto alle forze dell’ordine.

di Maria Chiara Bagnato

Aroyo aveva versato 100 euro a Peroni quella sera, per permetterle di prendere un taxi. Invece, lei si è fatta accompagnare da un conoscente estraneo ai fatti, portando con sé Simoni e Paganini. Una volta nell’abitazione, la donna ha lasciato la porta aperta. Simoni è entrato e ha colpito Aroyo con una trentina di coltellate, poi ha posizionato il corpo sul letto, cospargendolo di candeggina prima di dargli fuoco.

Il trio, secondo le ricostruzioni, si frequentava da giugno, dopo essersi conosciuto su un sito di incontri. Gli inquirenti hanno scoperto che la vittima organizzava feste private con uso di cocaina. Durante uno di questi incontri, Aroyo avrebbe offeso e aggredito verbalmente la Peroni. Tuttavia, il movente principale sarebbe legato a un filmato a contenuto sessuale in cui la donna appariva con un altro uomo: Simoni temeva che il video potesse essere diffuso.

Le indagini si sono basate su intercettazioni, tabulati, riprese video e testimonianze. Una soffiata decisiva è arrivata da un amico di Aroyo: “Le aveva creduto quando gli aveva detto di essere incinta. Era contento, ma per me era solo un modo per tenerlo legato”, avrebbe raccontato.

Dopo l’omicidio, i tre avrebbero rubato denaro, carte di credito, tablet e telefono della vittima. Con i bancomat hanno tentato acquisti e scommesse. Proprio l’utilizzo delle carte ha permesso agli investigatori di risalire rapidamente a loro.

In un messaggio intercettato, la Peroni scriveva a Simoni: “Guardavo per capire se provavo qualcosa, ma non ho sentito nulla”. A distanza di un mese, la 36enne avrebbe cercato su Instagram il termine “schiavi”, forse alla ricerca di nuove persone da manipolare. I tre sono ora in carcere in attesa della convalida del fermo.

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Last modified: Settembre 23, 2025
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