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Falsi carabinieri e nipoti, sgominata rete di truffatori: sequestrati 15mila euro, cellulari e gioielli

Milano (martedì, 14 ottobre 2025) — La Polizia di Stato insieme alla Polizia Locale di Milano, sotto la direzione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, ha condotto recentemente una serie di perquisizioni domiciliari e personali nelle province di Milano, Napoli e Salerno. Le operazioni hanno coinvolto 15 cittadini italiani sospettati di far parte di un’organizzazione criminale dedita a truffe rivolte ad anziani.

di Maria Chiara Bagnato

Il 7 ottobre, in collaborazione con la Squadra Mobile di Napoli e Salerno, sono stati eseguiti i provvedimenti di perquisizione autorizzati dal Pubblico Ministero della Procura di Milano, in seguito a un’indagine approfondita su numerosi raggiri avvenuti nel capoluogo lombardo e in altre zone d’Italia. Tra i soggetti coinvolti è stata identificata una donna di 73 anni, residente in provincia di Milano, che temporaneamente riceveva la refurtiva per poi trasferirla a Napoli.

Le investigazioni, condotte dalla Squadra Mobile della Questura di Milano e dal Pool Antitruffe della locale Procura, composto da agenti della Polizia di Stato e della Polizia Locale, hanno accertato che le telefonate ingannevoli venivano effettuate da due appartamenti situati a Napoli, adottando due diverse tecniche: la prima con la chiamata del “finto carabiniere e avvocato impostore”, la seconda con la chiamata del “nipote fasullo e postino falso”. Durante il periodo estivo, per proseguire le loro attività fraudolente, gli indagati hanno spostato la loro “base operativa” in un bungalow presso un villaggio turistico in provincia di Salerno, dove si sono trattenuti insieme per le vacanze.

Le modalità di azione erano le seguenti: nel primo caso, il truffatore si presentava come un carabiniere avvisando la vittima di un incidente stradale che coinvolgeva un suo familiare, con il rischio di detenzione. Successivamente, un falso avvocato convinceva la vittima a raccogliere denaro e beni preziosi da consegnare come “garanzia” a un incaricato, per liberare il familiare.

Nel secondo caso, il truffatore si spacciava per il nipote, chiedendo la disponibilità a ritirare un pacco; in seguito informava la vittima di problemi con il pagamento e della detenzione dei suoi genitori in una caserma dei Carabinieri. Per liberarli, la vittima veniva indotta a consegnare contanti o gioielli a un incaricato.

Le perquisizioni hanno permesso di sequestrare 40 telefoni cellulari e 5 tablet, utilizzati per commettere le truffe, insieme a una somma di 15.000 euro in contanti e diversi gioielli in oro, probabile provento delle attività illecite.

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Last modified: Ottobre 14, 2025
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