Milano (domenica, 11 maggio 2025) — Un fine settimana culminato in tragedia quello che ha vissuto il capoluogo lombardo. Emanuele De Maria, il 35enne detenuto in semilibertà presso il carcere di Bollate, ha lasciato dietro di sè una scia di morte e sangue, culminata oggi in un drammatico suicidio, lanciandosi dalle terrazze del Duomo di Milano.
di Maria Chiara Bagnato
Secondo le prime ipotesi, tutto ha avuto inizio venerdì 9 maggio quando Chamila Wijesuriya, 50 anni, di origini srilankesi, sparisce nel nulla. Lavora anche lei all’hotel Berna, dove De Maria era impiegato in regime di permesso lavorativo. L’allarme scatta quasi subito: Chamila non si presenta al lavoro e non risponde al telefono. Passano le ore. Questa mattina la tragica scoperta: il suo corpo viene ritrovato nel laghetto del Parco Nord, con ferite alla gola e ai polsi. Un omicidio brutale.
Le telecamere di sorveglianza non lasciano dubbi: De Maria era con lei nel parco poco prima della scomparsa. I sospetti si fanno quindi più concreti.
Sabato 10 maggio, poche ore dopo la scomparsa di Chamila, un’altra aggressione. Questa volta l’obiettivo è Hani Nasr, collega egiziano di De Maria. Viene accoltellato cinque volte, all’interno dell’hotel. Trasportato d’urgenza al Niguarda, ora lotta per la vita in terapia intensiva. La tensione cresce. La polizia inizia a cercare De Maria, ormai irreperibile.
Oggi, domenica pomeriggio. Tra i turisti che affollano le terrazze del Duomo c’è anche lui: Emanuele De Maria. Sale in silenzio, con in tasca un biglietto regolare. Osserva la città, poi si lancia nel vuoto. Morte istantanea. Il suo corpo viene identificato grazie ai tatuaggi. L’uomo in fuga non c’è più. La sua storia finisce così, nel cuore di Milano, sotto gli occhi increduli di passanti e visitatori.
Il suo nome non è nuovo alle cronache. Nel 2016 aveva ucciso Oumaima Rache, una giovane tunisina di 23 anni, a Castel Volturno. Dopo un periodo di latitanza in Europa, era stato arrestato e condannato a 14 anni. Da tempo godeva del regime di semilibertà, un beneficio concesso a chi dà segni di riabilitazione. Lavorava in hotel, come tanti altri detenuti in permesso. Nessuno poteva immaginare cosa sarebbe accaduto.
Ora si indaga. Non solo sugli omicidi, ma su come sia stato possibile che un uomo con un simile passato, ancora detenuto, sia potuto uscire, lavorare, e infine uccidere di nuovo. La Procura vuole capire se ci siano state falle nella sorveglianza o sottovalutazioni dei segnali di pericolo.
Intanto, una donna è morta, un uomo è ferito gravemente, e Milano si ritrova a fare i conti con una tragedia che ha travolto vite e istituzioni.
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