Milano (sabato, 6 settembre 2025) — In circa 20mila hanno invaso le strade del capoluogo lombardo per la manifestazione nazionale “Giù le mani dalla città”, promossa in seguito allo sgombero del centro sociale Leoncavallo e alle indagini sulla gestione urbanistica milanese. Due i cortei principali, partiti da Stazione Centrale e Piazza Venezia, poi uniti in un’unica protesta collettiva.
di Maria Chiara Bagnato
Al centro della mobilitazione, la richiesta di spazi accessibili, il rifiuto della speculazione edilizia e la denuncia di un modello urbano sempre più esclusivo. In via Melchiorre Gioia, un gruppo ha fatto un’incursione simbolica nel cantiere del cosiddetto “Pirellino”, salendo sulle impalcature e accendendo fumogeni, sotto lo sguardo delle forze dell’ordine.
Tensioni in piazza Tricolore, dove un gruppo di manifestanti ha lanciato uova e petardi contro il cordone di polizia che proteggeva la Prefettura. Nessun ferito, ma momenti di tensione.
In piazza hanno sfilato centri sociali, collettivi studenteschi, movimenti per il diritto alla casa, sindacati, ANPI, ARCI, e rappresentanti di Sinistra Italiana, Rifondazione Comunista e PD, presenti senza simboli di partito. Hanno aderito anche volti noti della cultura, come Claudio Bisio, Gabriele Salvatores, Paolo Rossi e Bebo Storti.
“Serve un altro modello di città, più giusto e inclusivo”, ha detto Marina Boer, delle Mamme antifasciste del Leoncavallo. Per Salvatores, “il Leoncavallo è sempre stato cultura, un luogo necessario per Milano”.
Il ministro Piantedosi ha parlato di “manifestazione legittima”, mentre la premier Meloni ha ribadito sostegno alle forze dell’ordine e tolleranza zero verso le occupazioni abusive.
Assente il sindaco Giuseppe Sala, impegnato a Parigi con il Teatro alla Scala.
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