Rozzano (giovedì, 3 luglio 2025) — La tragedia di Rozzano si chiude con una condanna pesante: 27 anni per Daniele Rezza, ventenne riconosciuto colpevole della morte di Manuel Mastrapasqua. Quella notte dell’11 ottobre 2024, un gesto apparentemente insignificante — la richiesta di un paio di cuffiette — si è trasformato in una violenza estrema e fatale.
di Maria Chiara Bagnato
La Corte d’Assise di Milano ha deciso, superando la richiesta della Procura che puntava a vent’anni, riconoscendo la gravità del fatto, anche se ha escluso l’aggravante legata alla rapina. Sono però state confermate le aggravanti per futili motivi e per la minorata difesa di Manuel, che non ha avuto il tempo né la forza di reagire.
Nel silenzio dell’aula, è risuonato l’ultimo messaggio vocale di Manuel, mai inviato, dove si percepiscono la paura e il dolore di chi sa che sta per morire. L’avvocata della famiglia ha raccontato di un’azione fulminea, violenta, durata meno di trenta secondi, tanto da rompere perfino l’auricolare di Manuel. Non c’è stata lotta, non c’è stata difesa: solo l’agonia silenziosa di un ragazzo che chiedeva aiuto.
Quando Daniele Rezza è stato scortato via in manette, i familiari di Manuel non hanno trattenuto la loro rabbia, urlando parole dure e cariche di dolore. Parole che raccontano non solo il lutto, ma anche la voglia di giustizia di chi ha perso troppo presto una persona cara.
“Manuel era un ragazzo buono, educato, che aveva già lottato tanto nella sua vita,” ha ricordato l’avvocata della famiglia. Nato prematuro e cresciuto affrontando sfide importanti, Manuel non meritava questa fine. Purtroppo, quella notte, la sua strada si è incrociata con quella di Rezza, e tutto è cambiato per sempre.
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